Un Tesoro di dismissioni

L’annuncio del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di voler procedere all’alienazione del patrimonio pubblico è opportuno. Ma il programma che sembra emergere rischia di essere dilazionato nel tempo, anche a causa di incagli tecnici e procedurali riguardanti le sdemanializzazioni e il ricorso a nuovi soggetti pubblici come un fondo dei fondi o una società di gestione collettiva del risparmio (sgr), per i quali occorrono una serie di formalità, autorizzazioni e complicazioni burocratiche. Leggi Vendere vendere vendere - Guarda la puntata di Qui Radio Londra Caro Cav., venda - Leggi Idee e numeri per “vendere, vendere, vendere” un po’ di stato - Leggi Vendere, vendere, vendere: un’idea di Tremonti per Tremonti di Giuliano Ferrara
8 AGO 20
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Non è chiaro perché si debba puntare alla cessione di quote del patrimonio immobiliare soltanto mediante un apposito ente pubblico che ha bisogno di procedere in modo scaglionato nel tempo, con introiti annui di mezzo punto o al massimo un punto di prodotto interno lordo (pil), mentre sul mercato esistono già fondi di investimento, società di gestione collettiva del risparmio e altri soggetti finanziari privati, italiani ed esteri, che possono operare in modo maggiormente diversificato e anticipare allo stato volumi maggiori di denaro contante, con tempi più rapidi.
Vi è qualcosa di stridente fra il giusto proposito di ridurre l’area dell’intervento pubblico dell’economia, e di ampliare quella del mercato mediante le alienazioni patrimoniali, e la costituzione di nuovi enti finanziari pubblici per farlo. D’altronde la riduzione della massa del debito pubblico, che viene immessa sul mercato annualmente per rinnovare i titoli in scadenza onde riequilibrare il rapporto fra l’offerta e la domanda pubblica di risparmio, fa premio su quella di ridurre il deficit.
Lo smobilizzo immediato di una quota di beni pubblici mal gestiti con l’introito per il governo di una grossa cifra, che possa abbattere lo stock del debito pubblico, costituisce una alternativa alla tassazione patrimoniale straordinaria con un doppio effetto virtuoso. Si evita una nuova imposta che deprimerebbe il mercato e punirebbe il risparmio e si generano stimoli alla crescita mediante efficienza e nuove opportunità di investimento.
Pertanto non vi è motivo per limitare le dismissioni ai soli immobili pubblici. Occorrerebbe mettere in vendita anche società statali come l’Anas, Trenitalia o le Poste, o almeno il Bancoposta, che non ha alcuna ragion d’essere nel panorama di un sistema bancario di natura privata che tutto ha bisogno tranne di un concorrente pubblico: anche perché presto entrerà in attività la Banca per il sud.
Pur senza toccare le partecipazioni del Tesoro in Eni, Enel e Finmeccanica, c’è una miriade di enti e società statali che va condotta al mercato.